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LE MURA ESTERNE DI MONTAGNANA VISTE DAL LATO DI NORD - EST

Angolo nord – est – Castello
Giunti all'angolo da cui possiamo esaminare i due tratti di mura, osserviamo, a sinistra, una macchia di verde ci annuncia la prossima visione della Villa Pisani; ma soprattutto, da questo punto possiamo ammirare il castello di San Zeno.
Vale la pena scendere nella fovea e risalirla dalla parte opposta, opportunità che ci viene consentita dall'interramento del Redefossi.
Dal ciglio della strada è dunque possibile vedere questo tratto di mura così come lo ritrae il Giorgione nel suo celebre disegno a sanguigna conservato al Museo Boymans van Beuningen di Rotterdam. Qui il terreno, grazie all'esposizione favorevole, è abbastanza asciutto; ricordiamo che nel vallo si radunavano i cavalli dei soldati austriaci e italiani che, uscendo dalla posterla accanto al castello, scendevano per i loro quotidiani esercizi. Alla presenza dei cavalli che qui venivano allineati, è dovuta anche la vasta abrasione del tratto di mura, e rimangono anche vestigia delle tabelle dipinte con le scritte identificanti i cavalli degli squadroni distaccati a Montagnana. Qui siamo di fronte alle mura duecentesche, che ricordano per materiale e tipologia quelle presenti nella Rocca; esse si estendono a nord e a sud del Castello di San Zeno, e si saldano con il tratto di epoca carrarese in modo molto evidente, tale da non sfuggire neppure all'occhio del profano. Anche qui si notano due piccoli barbacani che rafforzavano la cinta dov'era a contatto con lo specchio d'acqua senza la protezione del motton.
Non conoscendo con sicurezza le vicende costruttive di questo antichissimo settore della cinta, ci limitiamo a notare una duplice discontinuità a nord e a sud, con inserzione di mattoni nuovi; vi era forse una piccola opera difensiva eliminata in seguito?
La posterla (m. 180 x 2.50) è stata aperta in epoca moderna, forse per agevolare il passaggio dei soldati a cavallo che si recavano nel fossato erboso a fare gli esercizi; vicino, presenta però il rappezzo di un altro passaggio più antico.
Del Castello possiamo notare la torricella angolare del vasto edificio: la fondazione sembra appartenere a una più antica costruzione, dalla quale si sviluppò l'attuale. I merli sono chiaramente frutto di un rifacimento e non sono contemporanei. Aggiungiamo che la torretta che emerge, non ha nulla di medioevale, ma appartiene ad una antica filanda ottocentesca.
In epoca austriaca si era pensato di abbattere il Castello, lasciando eventualmente sussistere la sola linea esterna "... a non togliere una decorosa antichità al Paese". Per fortuna, il Comune si offrì di acquistarlo, ed in effetti è anche ora l'unico tra gli edifici medioevali che appartenga ai montagnanesi. In quell'occasione venne aggiunto un avancorpo di cui rimangono soltanto le fondamenta ed alcuni metri delle pareti, dopo un discusso "restauro" degli anni '70 del XX secolo.

 

 

 
 
 

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