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LE MURA DI MONTAGNANA VISTE DALL'INTERNO

Il tratto di mura a nord e a sud della città è caratterizzato dalla presenza delle torri, e si mostra differente anche per molte altre caratteristiche.
Colpisce in primo luogo una certa diversità nella colorazione, spiegabile con l'uso di materiale composito al posto del semplice laterizio dei tratti ovest ed est. Si tratta di strati di trachite proveniente dai Colli Euganei e usata in blocchi grezzi, alternati al mattone e a scaglie di pietra calcarea. (Foto 1) Il mattone è impiegato più largamente, fino a prevalere, negli spigoli delle torri, nei pilastri, nei merli. All'esterno, nella parte sud, si conserva traccia dell'originale intonaco, scomparso invece nel tratto esposto a tramontana.
Lo spessore del muro è vario, a seconda dei punti, ma in media di poco inferiore al metro. L'altezza delle mura (intese nel loro complesso, comprese quindi le più antiche) varia dai 6 metri e 30 agli otto metri, cui va aggiunto però 1.20 di parapetto e 1.80 di merlatura. Le fondamenta si spingono sotto il suolo per un paio di metri.
I merli, spessi 42 Cm. larghi 130 - 140 Cm. per un'altezza di Cm. 180, sono di tipo guelfo, vale a dire che il bordo superiore non presenta il caratteristico incavo a "coda di rondine" dei merli ghibellini: d'altra parte, sia i Marchesi, sia il Comune di Padova avevano sempre ostentato il loro appassionato guelfismo. Osservando attentamente il fianco di molti merli, si possono ancora notare dei fori di dieci centimetri nei quali andavano infilati i travicelli di sostegno delle ventole girevoli che nascondevano i difensori, oltre che proteggerli, dal tiro dei nemici. Facili da aprire e richiudere rapidamente quando necessario, una volta abbassati rimanevano accostati al lembo esterno del davanzale. (Foto 2)
Le feritoie sono poste ad altezza diversa, per avere agio di usare l'arco o la balestra, colpendo obiettivi lontani o immediatamente sotto gli spalti. A metà di ogni cortina, manca un parapetto; non si tratta di una coincidenza, anche perché risulta accuratamente scalpellato : probabilmente, era uno spazio lasciato per una macchina da guerra, forse una balista.
Attorno alle mura corre un ampio fossato, largo una ventina di metri nella parte settentrionale, più di 40 in quella meridionale. L'acqua era derivata dal fiume Frassine, che scorre a un paio di chilometri dalla città, tramite il Fiumicello, un antico canale medioevale. (Foto 3)
Quando furono costruite le mura meridionali e settentrionali, il cammino di ronda fu ricavato facendolo sostenere da pilastri congiunti alla sommità da archivolti. Veniva così bandito quasi totalmente il legno, usato in precedenza, come abbiamo visto per ilo tratto vicino al Castello, facile da incendiare, soprattutto da quando era stato introdotto negli assedi l'uso dei proiettili incendiari.
Un altro elemento che colpisce immediatamente, è il fatto che il camminamento è sorretto da una pilastrata che racchiude ampi spazi simili a grandi armadi a muro, utilizzati come un lunghissimo magazzino in cui gli uomini del contado (ma non tutti, a quanto pare) avevano il diritto di portare i loro beni per salvarli dal saccheggio del nemico. Si rilevano ancora sul fianco di alcuni pilastri i fori d'appoggio dei palchi.
Nel tratto nord - sud, il camminamento è molto ampio (quasi due metri) e non servivano tavole di legno per allargarlo; anche se non se n'è trovata traccia, poteva esserci un parapetto, per evitare accidentali cadute dei difensori. (Foto 4)
La caratteristica più notevole della parte meridionale della cinta muraria è rappresentata dalle 24 torri. Se nella fase precedente ci si era limitati a costruire innalzamenti della cortina integrati da elementi di legno (le bertesche), in pieno trecento non si può prescindere ormai dall'uso di robuste torri che consentono osservazione e tiro migliore e la possibilità di prendere il nemico di infilata mentre cerca di scalare la cinta. Le torri, dunque, hanno alla base una fondazione piramidale che in alcuni casi può essere agevolmente rilevata dall'esterno. L'anomala pianta esagonale, al di là dell'indubbia efficacia difensiva, rispondeva a criteri non solamente pratici, e in ogni caso dà un effetto estetico unico. Le torri sono un po' più spesse del muro di cinta (Cm.113 alla base, Cm. 100 alla sommità) e sporgono per più di tre metri dalla linea del muro. La loro altezza è di m. 18 - 19 (uno in più per le torri angolari).
Esaminiamole un po' da vicino; all'esterno, notiamo la corona di otto merli di cui i due rivolti verso la città hanno una funzione più estetica che militare vera e propria, ma aiutano a rafforzare la parte alta della struttura.
Si possono notare le feritoie: ad ogni linea di aperture verso l'esterno corrisponde un piano; meritevole di attenzione la caditoia che fungeva da latrina, con il suo bello scivolo che dava direttamente sul fossato; in alcune delle torri trasformate in abitazioni è stato usato fino a non molto tempo fa come scarico delle immondizie. Le torri non si distinguono all'apparenza, in quanto la tipologia è identica, ma se proviamo a misurarle, osserviamo che le quattro laterali, che devono reggere la spinta delle pilastrate senza potersi appoggiare a nulla, hanno un perimetro maggiore (si passa da 22 a 26 metri) e un'area di 9 Mq. più estesa.
Osserviamo ora una torre dall'interno: l'originaria travatura dei tre piani è ovviamente andata perduta, ma anche qui ci aiutiamo con i fori dove erano infissi i pali che reggevano i piani. Non si esclude che le torri della cinta e dei castelli avessero dei tetti, anche perché gli statuti della città proibivano severamente di salirvi, segno che qualche forma di copertura doveva esserci. (Foto 5)
Esaminiamo ora i diversi piani. Uno di questi si doveva trovare all'altezza del cammino di ronda, dove possiamo osservare la bella pusterla ogivale, un tempo dotata di una porta che poteva essere chiusa a chiavistello. In alto, il cammino di guardia era formato dall'eccedenza dello spessore del muro su quello dei merli e da un aggetto, quest'ultimo ben conservato. Subito sotto (e anche qui lo deduciamo dai fori delle travi), un piano ligneo sul quale era situata una macchina da guerra.
Questo tratto di mura è verosimilmente legato alla nuova dominazione sovrappostasi a quella del libero comune di Padova, vale a dire quella dei signori Da Carrara. Vi sono buone ragioni per attribuire il maggior ampliamento della cinta originaria, ossia quello settentrionale e meridionale a Ubertino da Carrara, terzo signore di Padova, vigorosa figura di dominatore, che durante la sua signoria si distinse proprio per la sua smania di costruire; in mancanza di una documentazione precisa, ci limitiamo comunque ad affermare che tra il 1337 e il 1362 il sistema difensivo della città viene completato. Certamente opera di Francesco I è invece la poderosa Rocca degli Alberi ( 1360 - 1362).
All'interno della cinta, un ampio spazio venne lasciato senza costruzioni ( è detto latinamente "pomerio"): qui si trovavano, e in parte si trovano anche oggi, giardini ed orti, e le costruzioni sono tutte recenti, in quanto vigeva il divieto assoluto, per ragioni di sicurezza, di edificare. In prossimità delle mura correva già allora una strada di servizio (la circonvallazione interna). (Foto 6)
Il perimetro disegnato dalle mura cittadine è difficile da definirsi : grosso modo, la forma è quella di un rozzo pentagono con il vertice a nord ; se è possibile che le stranezze, le capricciosità, le esasperanti irregolarità della cinta muraria e dei castelli siano dovute a considerazioni militari e pratiche, sembra altresì probabile che almeno alcune di esse fossero richieste da ragioni astrologiche. Del resto, era impensabile affidarsi ad un valido architetto per avere mura solide e trascurare l'apporto di uno specialista come l'astrologo, che verificasse i tempi e le modalità di costruzione. L'elemento chiave di un buon oroscopo è la ricerca del mezzodì, e pertanto le mura di Montagnana sono disposte in modo che a mezzogiorno le sette torri del lato sud in linea coprano con la loro ombra l'intervallo di parapetto fra la torre e il merlo vicino. Queste stesse torri, poi, sono allineate su un punto dell'orizzonte che è quello in cui tramonta il sole quando entra nel segno del Leone, che è poi lo stesso punto verso il quale guarda il corridoio d'ingresso della Rocca degli Alberi.
Porta XX settembre è l'ultima porta cittadina aperta nel secolo XIX nella cinta muraria, abbattendo due tratti di muratura della cortina, nel secolo scorso, allo scopo di mettere in comunicazione il centro con la locale stazione ferroviaria.

 

 

 
 
 

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