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IL DUOMO DI MONTAGNANA

Se il secolo XIV fu caratterizzato dalla costruzione delle mura, opera degli ambiziosi signori padovani, il secolo successivo vide il lavoro pacifico di tutta la comunità di Montagnana, unita nella costruzione del suo edificio cittadino, il Duomo.
Naturalmente, anche prima esisteva una chiesa, documentata almeno dal XII secolo, ma ora Montagnana era cresciuta e la cittadinanza voleva creare qualcosa che restasse nella storia: il Duomo infatti non rappresenta soltanto il luogo del culto, ma il cuore spirituale di Montagnana e anche il sacrario della storia e delle glorie cittadine. La chiesa è intitolata a S. Maria Assunta, dal 1426 patrona di Montagnana, che si festeggia il giorno 15 agosto. (Foto 1)
La costruzione del Duomo ebbe inizio nel 1431, in pieno trionfo del gotico veneto, e fu completata soltanto agli inizi del '500 (1502, per la precisione) ossia in un periodo dominato ormai dal gusto rinascimentale. Questo fatto aiuta a spiegare la rilevante differenza di stile fra la struttura esterna e gli interni dell'edificio. Sul primo architetto non sappiamo molto, anche se è stato fatto il nome di tale Cristoforo da Bolzano, che però, secondo studi recenti, avrebbe soltanto collaborato all'opera.
Ancora nel 1489 il Vescovo di Padova, Barozzi, lamentava il fatto che il lavoro fosse lungi dall'essere terminato. Fu per suo interessamento che Lorenzo da Bologna, architetto di notevole valore e ormai pienamente inserito nello spirito del Rinascimento, ideò lo straordinario volto di copertura, che risolse i delicatissimi problemi statici della chiesa, armonizzando gli elementi gotici con quelli rinascimentali.
La chiesa si presenta con una pianta a croce latina, e l'asse orientato secondo i punti cardinali. Ciò consente di ottenere un curioso effetto ottico: a mezzodì i primi raggi della luce solare che fa capolino da dietro lo spigolo di destra, vanno a colpire le due sfere di pietra bianca poste sopra le semicolonne, che brillano "come due pianetini". (Foto 2)
Tre rosoni e numerosi, ampi finestroni assicurano l'illuminazione della chiesa.
I fianchi sono percorsi da robuste lesene che trovano corrispondenza nei pilastri interni e sorreggono l'intera struttura. Il bel portale rinascimentale è attribuito al Sansovino, che pare abbia disegnato anche l'Altare Maggiore.
L'interno presenta una sorprendente fisionomia rinascimentale: la volta della navata e del presbiterio è a botte, mentre i catini absidali del transetto formano due eleganti valve di conchiglia. (Foto 3)
Fra le opere presenti nel Duomo, segnaliamo: a destra della porta d'ingresso, due affreschi della seconda metà del '400, raffiguranti la Resurrezione di Cristo e una teoria di Santi. Sempre sulla parete di destra, l'incontro di Giacobbe con Giuseppe in Egitto, di Onofrio Gabrielli da Messina (fine sec. XVII).
L'ala destra del transetto è dominata dall'altare di Sant'Antonio, del 1710, con pregevoli statue del Bonazza.
L'ancora gotica cappella laterale presenta un altare settecentesco, con una statua in pietra colorata di autore ignoto, raffigurante una Pietà.
Il grande presbiterio è dominato dall'altare sansoviniano, su cui poggia La pala del Veronese, del 1555. (Foto 4)
Inserito nelle preziose intelaiature lignee ai lati del presbiterio, il ciclo di tele di Padre Massimo da Verona, frate pittore che tra il 1675 e il 1678 eseguì per conto della Magnifica Comunità di Montagnana scene dell'antico e del Nuovo Testamento.
Inframmezzati, quattro vescovi legati alla storia ecclesiastica di Montagnana: Fidenzio, Zeno, Prosdocimo e Massimo e quattro Virtù cardinali.
Tra le opere di Giovanni Buonconsiglio, detto il "Marescalco", e attivo a Montagnana nei primi anni del '500, ricordiamo in primo luogo la grande tavola di legno della Madonna con Bambino e Santi, sulla parete di destra del Duomo, in origine stata realizzata per la Cappella della Natività, nell'abside sinistro del transetto, dove completava il ciclo dedicato alla vita della Vergine. I critici lo riconoscono come uno dei suoi capolavori in senso assoluto.
Pure del Buonconsiglio, sono le tele dell'altare dedicato a Santa Caterina d'Alessandria, inserita in un ornatissimo altare rinascimentale, carico di simbologie cristiane e pagane; sulla parete di destra, e dei santi Sebastiano e Rocco, nella cappella a sinistra del presbiterio. Qualche dubbio pongono invece gli affreschi (o meglio quello che ne resta) delle cappelle del transetto. Al Buonconsiglio è attribuito il grande affresco del catino absidale, raffigurante l'Assunzione di Maria, con gli Apostoli.
I due affreschi, posti ciascuno al di sopra di un archetto cieco, a destra e sinistra della bussola d'ingresso, rappresentano due famosi episodi biblici: alla destra di chi entra, l'eroe Davide, inquadrato dalle ginocchia in su, con la testa del gigante Golia sorretta dalla mano sinistra mentre la destra stringe l'elsa della spada. Dietro di lui si nota un muretto, ma nello spazio libero si intravede, sullo sfondo, un ampio paesaggio. In posizione simmetrica, Giuditta, che ha appena decapitato l'orgoglioso Oloferne, il cui capo giace su una pietra. Anche lei regge, senza impugnarlo, un enorme spadone. Dietro, il paesaggio appare immerso nella nebbia del mattino. Si tratta senza dubbio di due opere di grande bellezza, che colpirono subito gli studiosi che le videro quando nel 1931 fu tolto lo strato di scialbo che li ricopriva. Gli affreschi sono collocabili cronologicamente a cavallo del 1500 e rivelano, una mano estremamente sicura e un gusto già cinquecentesco. La novità di questi ultimi anni consiste nell'attribuzione di queste due figure al Giorgione, una proposta, autorevolmente sostenuta da seri e validi motivi stilistici, pur in assenza di una documentazione archivistica. In ogni caso, chiunque sia il maestro, vale la pena di soffermarsi ad ammirare queste due bellissime testimonianze dell'arte rinascimentale. (Foto 5)
Un bel documento di vita cittadina lo si ritrova nel dipinto del Duomo opera di Bartolomeo Cittadella, datato 1695 e che rappresenta il cosiddetto "miracolo della pioggia".
Il quadro seicentesco della Battaglia di Lepanto dipinto dal De Rossi raffigura una fase del celebre scontro, probabilmente ispirandosi a stampe coeve, per conto della Confraternita del Rosario.
Un altro ricordo dell'Oriente è la bella tavola di legno di un anonimo pittore greco - veneziano posta tra l'ingresso del Duomo e il fonte battesimale. Purtroppo, si tratta di una copia, eseguita dal valente Prof. Parolo sulla base delle foto, in pietosa sostituzione dell'originale trafugato.
All'interno della cappella del Rosario, un monumento ricorda la lotta della Serenissima per difendere il suo impero coloniale: si tratta della statua in legno della Vergine, che risulta essere stata portata a Montagnana da un Pretore veneziano "da luoghi che prima erano stati di Venezia e poi occupati dal nemico". (Foto 6)

Elementi ed aspetti della cultura medioevale-rinascimentale, in cui fede cristiana e sapienza degli antichi si fondono, si ritrovano in una cappella laterale del duomo, l'unica rimasta delle molte che dovevano un tempo esistere. Da quando negli anni '50 venne tolto l'altare barocco che ne chiudeva l'ingresso, cittadini e visitatori si confrontano con la decorazione pittorica del catino e con il significato ancora misterioso dell'intero ciclo di affreschi. In effetti, se i simboli non presentano particolari difficoltà, è il senso complessivo di quello che vediamo a lasciare perplessi. Partendo dal centro, possiamo distinguere Pegaso, il mitico destriero alato, e la nave degli Argonauti, le due Orse (Maggiore e Minore, separate dal Dragone). Sulla destra per chi osserva, tre linee parallele, che forse stanno a indicare la fascia dello zodiaco, su cui si stagliano il Leone e la Vergine alata con quattro spighe. Il Leone, a sua volta, reca su di sé un sole e una luna oscurati (forse un'eclissi?). Infine, sulla destra, un eroe barbuto vestito di una pelle leonina e armato di una clava. Quanto all'interpretazione, che si tratti di segni dello Zodiaco e di costellazioni, è abbastanza sicuro, se non altro per la presenza delle stelle auree che trapungono il cielo, ed è verosimile che richiami un momento ben determinato, magari legato a qualche fatto particolarmente importante per la comunità civile o religiosa di Montagnana, anche se appare problematico interpretare quale.

 

 

 
 
 

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