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LA CHIESA DI SAN FRANCESCO A MONTAGNANA

Anche il passante frettoloso che percorre la Strada Regionale 10 non riesce ad evitare di rivolgere uno sguardo ammirato vedendo spuntare la trecentesca chiesa di San Francesco, che si eleva con il suo abside e l'alto, elegante campanile, sulla linea perfetta delle mura cittadine, alle quali sembra quasi appoggiarsi in un amorevole, reciproco sostegno. (Foto 1)
Nonostante diversi restauri, è forse l'edificio di Montagnana che, assieme alle mura e ai castelli, meglio conserva l'aura di austera severità medievale della città-fortezza.
L'origine e le prime fasi della chiesa non sono ancora del tutto chiarite: in particolare, non è facile accordare in modo convincente la data di costruzione attestata dalla concessione da parte di papa Clemente VI ai frati minori, già residenti a Montagnana sin dal 1238, di edificare chiesa e convento, il 1350, con il carattere invece prettamente romanico di altri elementi.
Nell'anno 1380 la chiesa era già costruita, anche se sicuramente più piccola rispetto all'attuale. Ancora più tardo è il campanile, che risulta in costruzione nell'anno 1429, molto pregevole anch'esso dal punto di vista architettonico, con la cella campanaria a bifore gotiche e la copertura conica a pigna. (Foto 2)
Venendo alla chiesa, come si diceva l'osservazione evidenzia che in origine doveva essere di dimensioni più ridotte, sia in lunghezza che in altezza, ma nell'anno 1492 venne ampliata in direzione delle mura, ed anche il soffitto fu elevato.
Il portale ha conservato gli stipiti e l'architrave di marmo rosso di Verona; dell'antico portico che ne proteggeva l'ingresso, restano soltanto le tracce di alcuni mensoloni in trachite infissi nel muro.
Tanto il rosone più antico, come la finestra ad arco della parte sopraelevata risultano attualmente otturati.
Passando all'interno, sopra la porta un elegante loggiato accoglie un prezioso organo settecentesco, opera del Callido. (Foto 3)
Una evidente rientranza del muro di sinistra testimonia come in origine la chiesa avesse due navate; quella a sinistra, molto più piccola, fu in seguito murata, ma sono ancora visibili le due grandi arcate sostenute da colonne con eleganti capitelli gotici. All'interno, alcuni interessanti affreschi di varie epoche. (Foto 4) Notevole anche il sacello di una Madre badessa, ricavato nello spazio tra la Chiesa e il chiostro.
Nel secolo XVIII chiesa e convento vennero alienati, e nel 1813 fu chiusa al culto per ospitare le truppe austriache; nel 1818 ne venne proposta la demolizione; infine si decise di riconsacrarla, una decina di anni più tardi, dopo ingenti lavori di restauro.
Nonostante molte opere siano andate disperse, e quelle che vediamo attualmente provengano per lo più o da altre chiese o addirittura da case private, vale la pena di ammirare la Madonna con Bambino e i santi Giovanni Battista, Marco, Francesco d'Assisi, Zeno e Fidenzio, opera di Palma il Giovane, collocata dietro l'altare maggiore. In origine si trovava nella sala del Consiglio Comunale, dove era rimasta fino al 1818. (Foto 5) Possiamo osservare anche una copia della Trasfigurazione del duomo, in cui però l'interesse è dato, più che dalla qualità intrinseca, dal raffronto con l'opera del Veronese. Sulla parete di destra un olio su tela raffigurante S. Agata, bel lavoro del figlio di Paolo Veronese, Carletto Caliari (1572 - 1596).
Dopo un nuovo restauro negli anni '60 del Novecento, vi furono accolte le Suore Clarisse, ospitate nell'attiguo antico monastero, e venne istituita nella chiesa l'adorazione perpetua. (Foto 6)
Il bel chiostro non è pertanto aperto alle visite turistiche.

 

 

 
 
 

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